La Rivista Lyceum ci ha
provato. Nata nel 1992, spegne
in questi giorni una metaforica
torta con diciassette candeline.
Luogo di nascita: Liceo
Classico, Scientifico e
Linguistico "T. L. Caro" di
Sarno. Direttore: Prof. Giuseppe
Vastola (Dirigente Scolastico);
Direttore Responsabile: Prof.
Francesco Salerno;
Caporedattori: Proff. Elsa
Franco e Angelina Rainone;
Comitato di Redazione: Proff.
Guglielmo Caiazza, Concettina De
Vivo, Antonella Esposito, Egidio
Mazza, Paolo Occhinegro, Anna
Pumpo, Gelsomina Shettino e
Patrizia Trapanese.
Collaboratori: studenti,
docenti, Università italiane e
straniere. La struttura
editoriale si articola in
quattro Sezioni: Percorso
(su una tematica diversa per
ogni numero); Orientamento
(su problemi di tipo didattico),
Itinerari (sui Progetti
extra-curriculari) e, in
apertura, Strumenti. Dal
2003 questa sezione è riservata
a saggi ispirati a un Manifesto
di idee e di valori, dedicato al
"Liminarismo", proposto appunto
da Lyceum. Tale orizzonte
di valori tende a fare emergere
il carattere fondante
dell’alterità da rispettare,
della scoperta da tentare, del
limite da conoscere, della
soglia da oltrepassare. Di qui
l’importanza del passaggio, del
mutamento, del confine, del
dettaglio.
Il successo è andato oltre ogni
più rosea speranza. Negli USA un
validissimo studioso del nostro
Rinascimento, il Prof. John Mc
Lucas, ha per primo diffuso
nella sua Università di Towson a
Baltimora il testo del
Manifesto, traducendolo in
americano e invitando altri
intellettuali a elaborare studi
in chiave liminaristica. Poi
l’attenzione di alcuni docenti
polacchi e danesi ed ancora
l’interesse di autorità e
scrittori egiziani e infine
l’invito a lavorare sui rapporti
fra cultura italiana e cultura
araba da parte della Prof.ssa
Maria Albano dell’Università di
Macerata. Su questi temi molto
congruente è una splendida e
spiazzante "Lettera a Dio" del
Prof. Franco Cardini
dell’Università di Firenze,
apparsa nel numero 32 della
Rivista.
Ma Liminarismo può significare
anche il necessario incontro fra
ragione e passione. Un "liminarista"
coerente dovrebbe, infatti, da
un lato, ricorrere al cervello
per far pulsare il cuore con più
calore e, dall’altro, vivere con
maggiore razionalità di
obiettivi i propri amori. Una
mentalità "di confine" cerca e
progetta, scommette e rischia,
sogna e realizza. Appare,
dunque, necessaria per
apprendere e riconsiderare,
scoprire e "vedere" il
particolare o la soglia
insondata, di fronte a cui altri
si fermano o deviano.
Non trascurabile è, inoltre, il
fatto che tale esperimento
editoriale nasca dalla Campania.
La cultura campana, infatti,
appare "liminaristica" per
eccellenza. Napoli è la città
della gioia e della sofferenza,
Pulcinella è la maschera del
dolore e dell’ironia, scrittori
come Giovan Battista Basile o
Domenico Rea sono profondamente
"plebei" ma al tempo stesso
aulicamente "nobili", la canzone
napoletana è così visceralmente
legata al territorio ma anche
così splendidamente universale
e, infine, Totò e Troisi sono
deformatori e ri-creatori di
codici e linguaggi.
E, se si potesse individuare un
"guardiano della soglia" di
questa avventura, si potrebbe
fare il nome di Costantino
Kavafis, che scrisse:
"Quando ti metterai in viaggio
per Itaca/ devi augurarti che la
strada sia lunga,/ fertile in
avventure e in
esperienze/…Soprattutto non
affrettare il viaggio;/ fa’
che…da vecchio/ metta piede
sull’isola, tu, ricco dei tesori
accumulati per strada/…Itaca ti
ha dato il bel viaggio…/E, se la
trovi povera,/ non per questo
Itaca ti avrà deluso./ …Con
tutta la tua esperienza addosso/
già tu avrai capito ciò che
Itaca vuole significare".
Parole
splendide per i giovani che si
interessano dell’esistenza come
comunicazione e si apprestano a
compiere il viaggio della vita,
tra scoperte e ripensamenti,
passaggi e mutamenti.